Il Museo ha origine dalle volontà testamentarie del notaio Camillo Leone in favore del locale Istituto di Belle Arti (scuola di disegno con scopi di qualificazione del lavoro artigianale e di tutela e conservazione dei beni artistici del territorio), di cui era amministratore.
Nato a Vercelli il 17 dicembre 1830, ultimo erede di due ricche e notabili famiglie vercellesi, il Leone dedicò cure e sostanze alla costituzione di una eclettica collezione, fatta di reperti archeologici, memorie storiche cittadine, oggetti di arte applicata, libri antichi, divenuta, dopo la sua morte nel 1907, patrimonio del museo omonimo.

La frequentazione del colto ambiente piemontese, impegnato in quegli stessi anni nella formazione del Museo civico di Torino, indirizzò le sue scelte verso un collezionismo moderno e aggiornato con le tendenze delle istituzioni museali dell’Italia post-unitaria.
L’appartenenza ad associazioni di carattere storico-artistico come la Società Storica Lombarda, la Società Numismatica di Milano, la Commissione Archeologica comunale di Novara, la Società Piemontese di Archeologia e belle Arti, di cui fu socio corrispondente, dimostrano il suo impegno e la sua competenza nel realizzare lo scopo di dotare la città natale di un museo, che fosse insieme testimonianza della sua storia e luogo di conservazione di manufatti di alta qualità della produzione artigianale e artistica italiana.
Dopo una prima sommaria esposizione delle collezioni, che permise di aprire al pubblico il Museo nel 1910, la sua direzione fu affidata a Vittorio Viale, direttore del Museo Civico di Torino, che pose mano alla schedatura degli oggetti e al riordino dell’allestimento. Ma fu solo nel 1939 che, in occasione dell’organizzazione della mostra « Vercelli e il Vercellese dalla Romanità al Fascismo », gran parte delle collezioni trovò la sua definitiva collocazione all’interno di un percorso cronologico di ricostruzione della storia della città, dall’epoca preistorica all’Ottocento, ideato da Viale nelle sette sale appositamente costruite su progetto dell’ing. Augusto Cavallari Murat.
La costruzione servì di collegamento tra i due preesistenti edifici antichi di proprietà del Museo : la cinquecentesca casa Alciati, restaurata qualche anno prima, e palazzo Langosco, sede originaria delle collezioni.Fulcro di questa sezione è il salone romano, immaginato come un’aula basilicale con ampie vetrine, rivestite in specchio, in cui trovano posto reperti di scavo o di collezione, di provenienza dal vercellese, raggruppati per materiale : bronzi, marmi, ceramica, vetri.
Per la formazione della raccolta archeologica fu determinante il rapporto di Camillo Leone con il padre barnabita Luigi Bruzza, storico e archeologo, documentato da una fitta corrispondenza, da cui traspare la finalità comune di documentare la storia della città con concreti dati archeologici, rilevati anche  da numerose epigrafi, rinvenute nel territorio vercellese. Esse costituiscono il nucleo del Museo Lapidario, allestito nel 1880 nel chiostro dell’abbazia di S.Andrea e intitolato all’illustre archeologo. L’importante raccolta, che comprendeva anche reperti di età romana e medioevale, fu trasferita nel 1934 al museo Leone.
Ad illustrare la storia della città contribuisce anche la ricchissima collezione di Cinquecentine e Incunaboli (circa 1100 volumi), tra cui prevalgono  edizioni curate da stampatori vercellesi e trinesi.
Nel barocco palazzo Langosco sono invece allestite le eclettiche raccolte di arte decorativa, che andarono formandosi parallelamente a quelle del museo civico di Torino, testimonianza degli stretti rapporti di amicizia e di comuni intenti tra il collezionista vercellese e  il vivace ambiente culturale della capitale sabauda. Nelle sale restaurate da pochi anni sono esposti vetri soffiati veneziani, maioliche delle principale manifatture italiane, abiti del Settecento, preziosi arredi  dal XIII al XVI secolo.

 

COLLEZIONI ARCHEOLOGICHE

COLLEZIONI MEDIEVALI

ARTI DECORATIVE E PITTURA


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