LE FILIGRANE

LA FILIGRANA

Arte antichissima, la filigrana, è tutt’oggi una tecnica utilizzata nell’oreficeria per realizzare graziosi e delicati oggetti/gioielli. Grazie alla lavorazione di sottili fili di argento o d’oro si crea una elegante struttura traforata che visivamente ricorda un po’ i centrini delle nostre nonne.

Alcuni studiosi ne attribuiscono l’invenzione ai cinesi ma in realtà son stati trovati reperti archeologici risalenti già all’anticoEgitto. La tecnica successivamente si svilupperà e fiorirà nella cultura etrusca.
In Europa in epoca romana, la lavorazione diventò sempre più grossolana e di conseguenza venne lasciata in secondo piano (nello stesso momento in Oriente venivano eseguiti meravigliosi lavori).Soltanto nel periodo Gotico (XII sec.) iniziò a rifiorire e in Italia si dovrà aspettare fino al XVII sec. per veder realizzare questi minuziosi lavori (Genova e Venezia sono i centri con le lavorazioni di maggior pregio).

PROCEDIMENTO
Trafilatura: dalla fusione del metallo si crea un “filo” che viene avvolto attorno a un rocchetto. Dal primo rocchetto il filo viene riavvolto in rocchetti più piccoli (“ricottura”, rende il filo più malleabile). Torcitura: due fili distinti vengono ritorti in una lunga treccia e schiacciati. Scafatura: i fili più grossi servono da “cornice” (scafo: contorno dell’oggetto) mentre quelli più fini vengono modellati grazie ad apposite pinze per formare cerchi, ovali, spirali, greche…(riempitura). Dopo di che, nei punti di contatto tra la “cornice” e fili sottili, avviene la saldatura. Infine si passa alla sbiancatura e alla lucidatura del prodotto.

Nel 1840 circa Ferdinando Galli, per mezzo della doratura galvanica (immersione di un oggetto in una soluzione che provoca la formazione di una leggera patina d’oro) eliminò l’inconveniente dell’ossidazione e abbassò il costo dei prodotti in filigrana.

FILIGRANA VERCELLESE, OREFICERIA POPOLARE

Magnifici esempi di filigrana prodotti in botteghe vercellesi e non solo sono custoditi proprio al Museo Leone.
Gli oggetti esposti sono risalgono al secolo XIX e ai primi decenni del XX. La maggior parte della collezione comprende ornamenti per acconciature tra i quali gale (a forma di fiocchi), burletti (copri crocchia), cascate e tremolini, spilloni, reticelle e forcine di ogni tipo, ma non solo! Infatti, si possono ammirare collane, ciondoli, orecchini e molto altro.

I motivi ornamentali solitamente facevano riferimento alla natura e alla fertilità stessa. Le figure più ricorrenti sono fiori, spighe di grano, ghiande.

Erano oggetti in voga tra le donne contadine del Piemonte: rispetto ad altri ornamenti preziosi realizzati in oro e pietre dure, avevano una grande presenza scenica ma un prezzo più modesto per via della materia prima, l’argento, più economico, ma anche più malleabile e delle “finte” pietre in pasta vitrea.In un primo momento venivano lavorati esclusivamente con la tecnica della filigrana,ma a partire da fine ‘800 per convenienza economica e produttiva si iniziò a eseguire una rete in fili d’argento, tessuta su un vero telaio per poi essere ritagliata e bordata da un filo maestro (lavorazione più rapida e meno sofisticata). Talvolta il prodotto veniva arricchito con elementi in lamina metallica lavorata a rilievo o incisa.

Uno degli oggetti più particolari è sicuramente la raggiera.La raggiera è composta da numerosi spilloni o spadini, e dallo spuntone a doppia capocchia, lungo circa 20 cm, che veniva posizionato orizzontalmente alla base delle trecce raccolte. Nel“corredo”dedicato all’acconciatura potevano essere anche presenti forcine decorate, burletti, gale e reticelle.Gli spilloni erano presenti in numero dispari in quanto si pensava che la disparità servisse a sfuggire al malocchio. In occasione dei giorni festivi venivano indossate dalle matone (ragazze da maritare) reti, ghirlande e gale.                                                                                                                                                              Un’altra curiosità: dopo il primo ciclo di una giovane fanciulla o dopo la prima comunione i genitori le regalavano lo sponton e poi degli spilloni ogni anno per il compleanno fino ai 18/24 anni. Anche al momento del fidanzamento, il futuro marito le regalava spilloni pari alla sua età e dopo il matrimonio si continuavano a integrare nuovi spadini. Bisogna ricordare che la raggiera poteva arrivare ad essere composta da un massimo di 47 spilloni fino per un peso totale di 6 kg!

Questa elaborata acconciatura era in uso anche nella Brianza, prendeva il nome di sperada o guazza. Le guazze sono conosciute per essere l'ornamento portato da Lucia Mondella nei I promessi sposi, accuratamente descritto da Alessandro Manzoni nel settimo capitolo con queste parole:I neri e giovanili capelli, spartiti sopra la fronte, con una bianca e sottile dirizzatura, si ravvolgevan, dietro il capo, in cerchi molteplici di trecce, trapassate da lunghi spilli d'argento, che si dividevano all’intorno, quasi a guisa de’ raggi d’un’aureola

Bibliografia:Civiltà dell’artigianato (biblioteca Vercelli); Gioielli in Italia - a cura di Lia Lenti e Dora Liscia Bemporad - edizione Marsilio; GIOIELLI Collezioni etnografiche subalpine – a cura di Francesca Gandolfo e Lia Lenti; LA TRADIZIONE PREZIOSA, filigrane vercellesi al Museo Leone